Rastrelli (Fdi): “Fico dovrà chinare il capo davanti al sultano De Luca”
“Roberto Fico dovrà chinare il capo davanti al sultano De Luca”, l’affermazione Sergio Rastrelli, senatore e commissario cittadino di FdI a Napoli. “Il primo, l’unico dato asseverato, è quello dell’astensione. Perdiamo circa ulteriori 11 punti percentuali di affluenza al voto – aggiunge Rastelli -. Che è un segnale trasversale e negativo per tutte le forze politiche, ma che deve indurre tutti a considerare che questo ulteriore allontanamento dal voto può costituire potenzialmente un ulteriore elemento di disvalore verso l’amministrazione uscente. Che, nella eventualità sia corretta la lettura, impone anche al centrodestra di riflettere sul perché non si sia riusciti a incanalare Questa ulteriore percentuale di elettori disaffezionati al rito, alla liturgia elettorale rispetto alle proposte del centrodestra. La seconda circostanza è che la forbice, a mio avviso, è troppo ampia quella degli exit poll è destinata ad essere fortemente ridimensionata dalle proiezioni e dal voto finale. che già sapevamo, cioè null’altro che un cartello elettorale, ci sarà una forma di condizionamento interno ed esterno attraverso l’azione politica e attraverso la forza dei consiglieri regionali della lista del Presidente De Luca su qualunque ipotesi di sopravvivenza della Giunta regionale”.
Sul risultato di FdI, Rastrelli aggiunge: “Abbiamo tutta una serie di soddisfazioni anche rispetto a queste prime proiezioni degli exit poll. Fratelli d’Italia si conferma prima forza del centrodestra anche a livello territoriale, utilizzando il parametro omogeneo delle regionali del 2020 più che triplicare il proprio consenso. Potrebbe ambire ad essere anche la prima forza politica a livello regionale, perché è molto vicina nelle proiezioni al dato del PD, ed è sicuramente la forza centrale rispetto alla quale continuare a edificare un centrodestra che anche a livello territoriale sia sempre più alternativa ad una proposta di governo che, a nostro avviso, è destinata a lasciare la campagna ai margini della governabilità e della vivibilità”.