La procura di Roma ha chiesto il giudizio immediato per Carlo Francesco Kaufmann, accusatore del duplice omicidio della figlia Andromeda e della compagnia Anastasia Trofimovae di occultamento di cadavere. Ora l’americano rischia l’egastolo. I corpi delle due vittime erano stati trovati il 7 giugno scorso dentro il parco di villa Pamphili. Per i magistrati di piazzale Clodio, nell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pubblico ministero AntonioVerdinon ci sono dubbi: Kaufman avrebbe ucciso la donna e la bambina e poi nascosto i cadaveri tra la vegetazione. Ora si trova nel carcere di Rebibbiadopo l’estradizione dalla Grecia, dove era stato rintracciato alcuni giorni dopo.


La storia, però, comincia prima. Kaufman era arrivato a Roma passando da Malta, dopo uno sbarco irregolare in Sicilia a bordo di un catamarano. Usava un nome diverso: Rexal Ford. Diceva di essere un regista, con conoscenze nel mondo del cinema. Era riuscito persino ad accedere ai fondi del tax credit: oltre ottocentomila euro riconosciuti dal ministero della Cultura alla società Coevolutions per un progetto cinematografico presentato a suo nome. In realtà non ha visto un euro. A Roma aveva tentato anche la strada del canto, presentandosi al Teatro dell’Opera in cerca di un’audizione. Nessuna esperienza reale, solo un cognome che evocava quello del tenore Jonas Kaufman.


Poi il resto. Le prove raccolte dagli inquirenti, a cominciare dagli accertamenti sulle tracce biologiche e le immagini delle videocamere. L’autopsia ha indicato che la piccola Andromeda sarebbe stata strangolata il 5 giugno, poco dopo essere stata ripresa in un video insieme al padre. Le analisi hanno confermato che Kaufman avrebbe toccato il sacco nero utilizzato per coprire il corpo di Anastasia Trofimova.
Ci sono i testimoni. Tre ragazzi e una donna raccontano di aver visto Kaufmann entrare nel parco di Villa Pamphili in piena notte con una bambina in braccio, in una posizione definita innaturale. Altri lo descrivono come aggressivo, ubriaco. Alcuni spiegano che la polizia lo aveva controllato più volte nelle settimane precedenti senza però approfondire.
Gli atti ricostruiscono anche quei controlli. Il primo il 20 maggio, in via Giulia: segnalazione di un uomo ubriaco che strattonava una donna, con una bambina al seguito. Gli agenti identificano l’uomo come Rexal Ford. La donna, priva di documenti, si fa chiamare Stella Ford. Dice che non ci sono stati litigi. Lui nega tutto. La pattuglia se ne va. Due ore dopo, nuova segnalazione nella stessa via: la polizia ritrova Ford ferito alla testa, ancora alterato, ancora insieme alla donna e alla bambina. Anche in questo caso la versione è la stessa: si sarebbe fatto male da solo, nessuna aggressione. Viene lasciato andare.
“Io arrestato per colpa di Cosa Nostra e del Kgb”. I deliri di Kaufman ora in carcere a Rebibbia
di Marco Carta


Un’ultima segnalazione arriva il 5 giugno, alle 18. Piazza Benedetto Cairoli. Qualcuno chiama il 112: un uomo barcolla con una neonata in braccio e beve vino da una bottiglia. La bambina, dicono, è stata appoggiata sul sellino di uno scooter. Gli agenti lo riconoscono. Lui racconta che la madre della piccola si trova fuori Roma e gli ha affidato la figlia. Anche qui nessun provvedimento. Poco tempo dopo, la bambina morirà.
Ora l’indagine è conclusa. Rimangono gli accertamenti interni sulle condotte degli agenti che avevano fermato Kaufman prima dei fatti. Occorre capire se quelle segnalazioni avrebbero potuto cambiare l’esito della storia.