Una lettera del personale infermieristico e tecnico del Monaldi denuncia il clima di “sfiducia reciproca” creato da Guido Oppido e le accuse e intimidazioni subite dal primario di cariochirurgia pediatrica che ha trapiantato nel piccolo Domenico un cuore danneggiato durante il trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli. L’ha letta l’avvocato della famiglia del bambino, Francesco Petruzzi, ai cronisti radunati all’esterno della cattedrale di Nola per i funerali del bimbo.
La missiva, datata 27 gennaio 2026, è firmata dal personale infermieristico, OSS e tecnico della Sala Operatoria e diretta a tutti i vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli a cui fa riferimento il Monaldi di Napoli, a partire dalla direttrice generale Anna Iervolino, presente ai funerali. L’obiettivo dell’iniziativa è “sottoporre una situazione di estrema gravità che, da tempo, sta compromettendo in modo significativo il benessere professionale e umano degli operatori, nonché la sicurezza dell’assistenza erogata ai pazienti”.
Nella lettera i professionisti del Monaldi “palesano la situazione creata dal dottor Oppido” afferma il legale, citando passaggi in cui “si parla di una ‘sfiducia reciproca: la gerarchia medico-centrica e la comunicazione assente hanno portato a una percezione di insicurezza diffusa tra gli infermieri, Oss e tecnici, che non si sentono attualmente più sicuri di collaborare con il dottor Guido Oppido. Le accuse di essere totalmente incuranti dei bisogni dei pazienti e del loro stato di salute non sono più accettabili e tollerate dall’intera équipe'”.
In particolare, continua Petruzzi leggendo la lettera, “‘il personale segnala comportamenti sistematici e quotidiani messi in atto dal dottor Oppido, tra cui urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazioni pubbliche delle competenze professionali, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie e imprecazioni, atteggiamenti intimidatori tali da inibire la comunicazione in équipe, reazioni ostili e aggressive anche in contesti formali di confronto (come avvenuto, ad esempio, durante l’incontro del 24 novembre 2025 citato nella lettera), mancato ascolto e considerazione”.
“Tali comportamenti – viene sottolineato – avvengono prevalentemente in sala operatoria e si ripetono con una frequenza tale da configurare un clima lavorativo caratterizzato da paura, tensione costante e perdita di fiducia reciproca all’interno dell’équipe multiprofessionale. Gli effetti sul personale sono significativi: si osservano ansia persistente, tremori, difficoltà di concentrazione durante le attività correlati a pressione emotiva, stress e diffuso stato di esaurimento. L’intera équipe ha considerato, in maniera congiunta, la possibilità di trasferimento”.