Un flusso continuo di persone attraversa da questa mattina il cortile dell’Agenzia di Pollenzo per l’ultimo saluto UN Carlo Petrini. Nella Sala Rossa è stata allestita la camera ardente del fondatore di Slow Foodmorto a 76 anni dopo aver trasformato da Bra un’idea nata attorno alla cultura del cibo in un movimento conosciuto in tutto il mondo. Tra cittadini, amici, amministratori e volti dell’enogastronomia italiana, Pollenzo si prepara ora alla commemorazione funebre di domenica 25 maggio alle 11.30 nel quadrilatero dell’Agenzia, mentre il Comune di Bra ha proclamato il Lutto cittadino in memoria di una delle figure che più hanno segnato il territorio e la sua identità internazionale.
La telefonata di Stefano Eco
Arriva la chiamata di Stefano Ecofiglio diUmberto. Risponde Roberto Burdese di Slow Food. “Umberto Eco venne all’università nel 2004 a fare una lectio. Anche Sgarbi adorava Carlin, diceva sempre che doveva essere presidente della Repubblica”.
Tampieri: “Carlin era un costruttore, non un utopista”
C’è anche Guido Tampieri ex Sottosegretario alle Politiche Agricole ed ex assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, assieme alla moglie, che con Petrini ha condiviso il progetto delle due università. La sua amicizia con “Carlin” si fonda su decenni di collaborazione. Carlin un mese fa mi ha telefonato e mi ha detto “ti vengo a trovare”. Per fare cosa gli ho detto. Lui ha risposto “per cazzeggiare”. A lui piaceva questo. Era ironico e divertente. Amava divertirsi. Un giorno siamo io, lui e Piero Fassino che allora forse era segretario del Pd. C’era un incontro al ristorante con l’ambasciatore spagnolo in Italia. Quando arriva iniziano a intonare un inno “È arrivato l’ambasciatore”. Poi aggiunge: “Mi fece conoscere il principe Carlo, che venne qui a Pollenzo a vedere il plastico quando era ancora un rudere, un cumulo di macerie, e l’università non c’era. Si dice che Carlin era un utopista ma lui era un costruttore. Lui aveva carisma, una capacità di trascinamento fuori dal comune. Andava sempre oltre l’ostacolo. Terra madre è la sua vera costruzione e quello col papa è l’incontro della sua vita. Agnostico quanto fosse in realtà era un uomo che aveva il senso del sacro. Un uomo che aveva uno straordinario amore per la vita e una incontenibile curiosità A Napoli gli hanno consegnato infatti la laurea honoris causa in Antropologia Culturale
La vita di Petrini, i grandi incontri ei viaggi proiettati su tre schermi
Tre schermi uno grande, sopra la bara, e due più piccoli che mostrano Carlin Petrini nei viaggi, ai convegni, in momento conviviali. Vengono mostrate immagini in cui parla durante i convegni Slow Food con i grandi che ha conosciuto fra cui Ermanno Olmi e papà Francesco. Ma anche Petrini tra i contadini o che che canta, balla, sorride.
La Sala Rossa con il feretro di Petrini
La Sala Rossa con il feretro di Petrini inizia a riempirsi di conoscenti e amici. Ci sono padre Enzo Bianchifondatore della comunità di Bose e Oscar Farinetti. La sala è colma di foto di Petrini nei suoi viaggi in giro per il mondo.
“Le sue idee ci guideranno”
All’ingresso della camera ardente il saluto di Slow Food e dell’università di Pollenzo. “Ciao Carlin, ti vogliamo bene. Le tue idee ci guideranno”. E l’annuncio della sorella Chiara”
L’arrivo di Enzo Bianchi, l’amico del dialogo tra cibo e spiritualità
Tra le persone arrivate anche a Pollenzo Enzo Bianchiamico di lunga data di Carlo Petrini. Il fondatore della comunità di Bose entra nella Sala Rossa con passo lento, si raccoglie per alcuni minuti davanti al feretro e poi saluta in silenzio familiari e amici. Negli anni con Petrini aveva condiviso incontri pubblici, riflessioni sul rapporto tra cibo, spiritualità e rispetto della terra, in un dialogo che andava oltre l’enogastronomia e toccava i temi della comunità e della dignità del lavoro agricolo.
Oscar Farinetti: “Mancherà al mondo ed è una festa, non poteva non essere così con lui”
Tra i primi ad arrivare questa mattina alla camera ardente di Carlin Petrini è Oscar Farinettio. L’imprenditore piemontese entra in silenzio nella Sala Rossa dell’Agenzia di Pollenzo, si ferma per qualche istante davanti al feretro e poi prende posto su una sedia in fondo alla sala, raccolto e in silenzio. Per lunghi minuti resta lì, lo sguardo fisso verso la camera ardente dell’amico e compagno di tante battaglie culturali legate al cibo e al territorio. “È una ferita aperta, lascia un mucchio di cose belle, mancherà al mondo ed è una festa. Non poteva non essere così per lui”, dice Farinetti.
