Forfettario con soglia fino a 85.000 euro anche nel 2026 e possibilità di entrare o mantenere il regime anche per chi nel 2025 ha avuto un reddito lordo fino a 35.000 euro come dipendente o pensionato. La legge di Bilancio appena approvata ha confermato per il secondo anno consecutivo la soglia maggiorata, che in via ordinaria sarebbe di 30.000 euro. Senza questa proroga chi avesse chiuso il 2025 con 33.000 euro di stipendio si sarebbe trovato automaticamente fuori dal forfettario dal primo gennaio 2026.
Flat tax al 15% o al 5% per l’avvio
Il regime forfettario prevede l’applicazione di un‘imposta sostitutiva che sostituisce Irpef, addizionali regionali e comunali e Irap. La base imponibile si calcola applicando ai ricavi o compensa un coefficiente di redditività che varia in base al codice Ateco che identifica l’attività svolta: i professionisti hanno generalmente il 78%, i commercianti al dettaglio il 40%, e così via. La base per le imposte si ottiene applicando l’aliquota di redditività agli incassi, senza la possibilità di detrarre analiticamente le spese, con la sola eccezione dei contributi previdenziali obbligatori. L’aliquota ordinaria della flat tax è al 15% ma chi avvia una nuova attività ha diritto ad applicare quella ridotta al 5% per i primi cinque anni. Le fatture nel regime sono emesse senza Iva per cui il forfettario azzera gran parte degli obblighi contabili: non servono registri, liquidazioni periodiche né la dichiarazione Iva annuale.
I tre limiti da rispettare per ricavi, doppio reddito, spese per dipendenti
Il regime forfettario è riservato ai contribuenti con partita Iva e incassi o compensi fino a 85.000 euro in base d’anno. Vale il criterio di cassa: conta solo quello che è stato effettivamente incassato, non le fatture emesse. Una fattura di dicembre 2025 incassata a gennaio 2026 pesa sul calcolo del 2026, non del 2025. Chi supera gli 85.000 euro ma resta sotto i 100.000 mantiene il forfettario per l’anno in corso ma lo perde dal primo gennaio successivo. Chi sfora i 100.000 euro esce immediatamente dal regime già nell’anno in corso.
Il limite del doppio reddito
Il secondo limite è appunto quello sul doppio reddito: chi nel 2025 ha percepito più di 35.000 euro lordi da lavoro dipendente o pensione non può applicare il forfettario nel 2026. La verifica non serve se il rapporto di lavoro è cessato nel 2025 senza che siano stati percepiti altri redditi assimilati. Per esempio, chi ha dato le dimissioni a maggio 2025 dopo aver guadagnato 40.000 euro può comunque accedere al forfettario nel 2026. Il calcolo dei 35.000 euro va fatto al netto degli oneri deducibili ma senza considerare le somme a tassazione separata come TFR o arretrati.
Il terzo limite riguarda le spese per dipendenti e collaboratori: chi nel 2025 ha speso più di 20.000 euro complessivi per costi di lavoro perde il forfettario dal 2026. Questo vincolo rappresenta spesso il primo ostacolo per piccole imprese in crescita che necessitano di personale.
Le esclusioni automatiche per partecipazioni e altre attività
Oltre ai limiti numerici ci sono causa ostativa che impediscono l’accesso al forfettario a indipendente dai ricavi. Non può applicare il regime chi partecipa a società di persone o srl che svolgono attività riconducibili a quelle della partita Iva, né chi nell’anno precedente o nei due successivi ha lavorato prevalentemente con il proprio ex datore di lavoro. La prevalenza si calcola sui ricavi: se più del 50% dei compensi proviene dall’ex datore, il forfettario non è applicabile. Si tratta di una norma contro i falsi autonomicioè rapporti di lavoro dipendente mascherati da partita Iva. Esclusi anche chi applica regimi IVA speciali come quello agricolo o dei venditori porta a porta, e chi esercita prevalentemente cessione di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi. Tutte le norme confermate dalla nuova legge di Bilancio.