La politica, con Occhetto, Schlein e Prodi. Il futuro della gen Z, con Matteo Lancini e Michela Marzano. Le firme di RepubblicaEzio Mauro, Augias, Giannini e Caracciolo. E il cinema, con Bellocchio. Poi il gran finale in piazza Maggiore con Ayane.
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Il racconto della prima giornata
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Ahmet Altan: “Raccontare la vita di una persona fa capire la tragedia di tutti”
Parte anche l’incontro “Scrivere per resistere”, con Ahmet Altan, scrittore e giornalista turco, intervistato da Fabio Tonacci. La sala Salmon all’Arena del Sole è piena. Si parte subito con una domanda sull’ultimo romanzo “Ti cerco, amata”. Visto l’interesse storico per il 1915, perché un romanzo invece di un saggio storico? Altan: “Io penso che uno stato quando inizia a uccidere i propri cittadini è come se si suicidasse. Il suicidio dell’impero è davvero un episodio tragico. E mentre succede ci sono un milione di armeni, donne, uomini, bambini, anziani, queste persone sono state uccise mentre stavano camminando. Non è qualcosa che interessa solo i turchi o gli armeni. È una colpa, un reato per tutta l’umanità. Quello che sto dicendo riguarda la storia. Ma c’è una frontiera che separa la storia dalla letterautura. Voi Dimenticherete quello che vi sto dicendo fra non molto. Perché quando si dice che un milione di pesone sono stati uccisi, è qualcosa che si rivolge a voi, ma le emozioni, la coscienza non è davvero intaccata.
Marzano: “I ragazzi usano l’IA perché noi adulti non sappiamo stare nelle emozioni disturbanti”
A Lancini si chiede cosa pensa della scuola. “Su 800.000 insegnanti, 400mila volevano fare un altro mestiere. Invece è il più grande luogo dove si fa prevenzione. Un ragazzo di 17 anni che punta la pistola contro il proprio insegnante attacca il proprio il suo progetto di futuro. È un gesto di disperazione”. Si parla poi di IA e Marzano afferma: “Bisogna tornare indietro per costruire la scuola delle relazioni, non la scuola delle nozioni”. Lancini: “Non abbiamo la capacità di stare nelle emozioni disturbanti e dolorose per molti motivi ei ragazzi le cercano su Internet”.
Lancini: “La violenza dei più giovani viene dal vuoto identitario”
Nel libro Chiamami adulto” Lancini spiega che come uno chef bisogna conoscere la materia. “Oggi cerchiamo qualcosa che plachi la nostra fragilità, gli adulti cercano una formula per sentirsi adeguati. Quella dei più giovani è una generazione che non ha mai potuto esprimere le emozioni costitutive dell’essere umano, dette paura, tristezza e rabbia. Hanno un vuoto identitario che diventa disperazione e violenza, lo leggiamo sui giornali con gli accoltellamenti che avvengono proprio tra i più piccoli”.
Michela Marzano: “Il problema degli adolescenti è la mancanza di credibilità degli adulti”
“Sono anni che lavoro con gli adolescenti, il lavoro vero con loro non si fa in radio o sui social ma sul campo, dove c’è il dolore e la solitudine. C’è chi per loro ha coniato il termine “Generazione Ansia”, ma non basta una nuova espressione per spiegare tutto”. Poi prosegue: “Non sono loro a essere fragili, sono il nostro sintomo di adulti incapaci di restare in contatto con le proprie fragilità e le proprie angosce. Il secondo problema è la mancanza di credibilità di noi adulti”.
“Non chiamateli fragili: ascoltare la generazione Z”
I giovani sono al centro del dibattito “Non chiamateli fragili: ascoltare la generazione Z” con lo psicologo Matteo Lancini, che ha dedicato molti saggi alle problematiche giovanili, e Michela Marzano, filosofa che di recente ha pubblicato il saggio “Qualcosa che brilla” in cui analizza i disagi degli adolescenti. Li modera la giornalista Ilaria Venturi.
Siti: “Il testo ha perso centralità rispetto all’autore”
Siti: “La letteratura da 60-70 anni sta perdendo i pezzi. Prima dicevi letteratura e la gente sapeva di cosa stavi parlando. C’era la metrica, c’era la lingua, c’erano le licenze poetiche. Pian piano la lingua in Italia ha perso peso: si scrive come si mangia, male. Il testo ha perso centralità rispetto all’autore. Molto spesso quando escono i romanzi, i giornali preferiscono intervistare l’autore piuttosto che leggere il libro e dire cosa ne pensano. La letteratura si dà degli scopi che non sono suoi: oggi si dice che deve fare del bene. Non c’è nessuno che ti spieghi come è fatto il libro Un po’ come X Factor: il romanzo mi è arrivato o non mi è arrivato?”.
Occhetto ei suoi 90 anni: “Tengo vivo il pensiero, in questo mi aiuta mia moglie”
Come ci si mantiene così lucidi a 90 anni? “Tenendo vivo il pensiero e in questo mi aiuta mia moglie. Poi io sono dei pesci e sono un pesce. Quando posso fare una nuotata di un’ora e mezza in mare”.
Occhetto: “Libertà e uguaglianza devono andare insieme”
“Uguaglianza e libertà sono stati separati ed è caduta l’Unione sovietica. Ma rischia di accadere anche in Occidente. Libertà e uguaglianza devono andare insieme e c’è solo un modo: ridistribuzione della ricchezza. Così si rifonda la democrazia”. Applausi. Quindi “patrimoniale si o no?” – chiede Merlo. “Le tasse si pagano progressive sui redditi. Chi più ha più paga, è il principio della Costituzione non di Stalin che i patrimoni li abolì”. Poi continua: “Il campo largo dovrebbe rieducare sui principi della Costituzione italiana non discutere di queste cose. Spero che Schlein abbia la possibilità di portare a termine il compito che ha iniziato: ha portato il Pd dal 17 al 22%. È attaccata da tutte le parti, non vorrei essere al suo posto”.
Walter Siti: “Il mio nuovo romanzo sarà una specie di giallo”
Primo appuntamento nella sala Salmon del Teatro del sole. Walter Siti presenta in anteprima assoluta a Repubblica delle Idee il nuovo libro “Il romanzo sotto accusa” (Rizzoli) con Marco Romani. Una raccolta di saggi. Ma lo scrittore rivela anche di aver finito un nuovo romanzo, “una specie di giallo” che uscirà per Feltrinelli con un “detective” molto particolare.
Occhetto: “Le critiche per la giacca marrone? Se avessimo vinto sarebbe andata benissimo”
Merlo gli ricorda che nel dibattito televisivo con Berlusconi, gli venne criticata la giacca marrone. “Se avessimo vinto le elezioni, la giacca marrone sarebbe andata benissimo – risponde Occhetto – è lì che inizia il populismo. Siamo passati dal discorso all’immagine, alla postura, Questa è la rivoluzione di Berlusconi, non più politica come scontro tra partito e programmi, ma tra immagine e postura, tra i leader. Occhietto accusa poi i giornalisti italiani di essere stati quasi tutti dalla parte di Berlusconi. Merlo gli ricorda che siamo a Repubblica. “Non dico Repubblica di cui sono un lettore. Dopo l’Unità sono passato a Repubblica”.
Occhetto: “Schlein ha riconosciuto che senza la Bolognina non ci sarebbero stati né Ulivo né Pd, Prodi ancora no”
“Per il mio compleanno, a marzo – dice subito Occhetto – il Pd ha fatto una cosa che non aveva mai fatto: la Schlein ha riconosciuto che senza la svolta della Bolognina non ci sarebbe stato né Ulivo e né Pd, Prodi deve ancora riconoscerlo. Tutto questo nasce da quell’atto in cui abbiamo capito rivisto il sistema politico italiano, non sarebbe stato possibile altrimenti”. Poi spiega come nacque la svolta: “Andai a Bruxelles su mandato del gruppo dirigente: dico che vogliamo entrare nell’Internazionale socialista, riconoscono che siamo socialisti democratici, ma ci chiedono di cambiare nome. “È molto difficile” affermo io”: in quel momento il capo della socialdemocrazia mi mostra che stavano picconando il muro. Ma noi lo avevamo già in mente. Dopo Tiennanmen. Mi hanno accusato di aver messo fine al comunismo, ma con il comunismo ha chiuso Stalin, che ha fatto accordo con Hitler per spartirsi la Polonia. Con la svolta ho salvato l’onore dei comunisti italiani”.
Achille Occhetto intervistato da Francesco Merlo
Achille Occhetto, 90 anni, ripercorre “La storia della sinistra italiana” con Francesco Merlo inaugurando in sala De Berardinis l’ultima giornata di RepIdee, tutto esaurito per ascoltare l’ultimo segretario del Partito comunista italiano, artefice della svolta della Bolognina, che portò alla nascita del Pds.
La rassegna stampa con Luca Bottura e Laura Pertici
Appuntamento alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna per la rassegna stampa di domenica 14 giugno. Libreria pienissima, pubblico seduto anche sulle scale
“Rossobruni, la democrazia sotto attacco”
Alle 21,30 in piazza Maggiore Elly Schlein intervistata dal direttore Mario Orfeo
