Terremoto nel governo dopo la vittoria a valanga del no alla riforma della giustizia. Via gli indagati, la richiesta di Palazzo Chigi. Il sottosegretario Andrea Delmastro e la capa di gabinetto del Guardasilli Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, si sono dimessi. Ma alla premier Giorgia Meloni non basta: in una nota ieri ha chiesto le dimissioni anche della ministra del Turismo Daniela Santanchéche per ora resiste: “Il mio caso è diverso”. E questa mattina, intorno alle 10, è arrivata al ministero del Turismo senza rilasciare dichiarazioni. Le opposizioni presentano un movimento di sfiducia nei suoi confronti. E intanto si pensa alle primarie. In campo Giuseppe Conte e Elly Schleindisponibile a correre il centrista Ruffini. La sindaca di Genova Silvia Salis si sfila.
• Meloni è una furia poi ferma Nordio inteso a dimettersi
• Sulle fibrillazioni nel governo il radar del Quirinale
• La ministra sotto assedio prova ancora a resistere: “Il mio caso è diverso”
Per Santanchè previsti appuntamenti fino al pomeriggio
È iniziata la mattinata di lavoro di Daniela Santanché al ministero del Turismo a via di Villa Ada. Sono in agenda appuntamenti di lavoro per tutto il pomeriggio. Prima dell’arrivo della ministra c’è stata anche una breve e isolata protesta di un uomo che a bordo di un’auto è passato davanti al ministero suonando il clacson e gridando: “Dimettiti!”.
Opposizioni depositano anche alla Camera motion di sfiducia su Santanchè
Una moto di sfiducia alla ministra del Turismo, Daniela Santanchéè stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Ecco il testo firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5S), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa). “La Camera, premesso che: l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata; la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento; considerato che: – la presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo ca ha auspicato le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Garnero Santanchè; tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra il presidente del Consiglio e la ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica; la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale; tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni; visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 115 del regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni”.
Malan (FdI): “Santanchè seguirà le indicazioni della premier”
“Quanto al ministro Santanchécome tutti i membri del governo seguiranno le indicazioni del presidente del Consiglio”, dice il capogruppo di FdI Lucio Malalan nell’aula al Senato.
Santanchè è arrivata al ministero e non risponde alle domande
di Serena Riformato
All’indomani della richiesta pubblica di dimissioni avanzate dal presidente del Consiglio Giorgia Meloniresistere ancora Daniela Santanché. Alle 10 arriva al ministero del Turismo. Come fosse un giorno qualsiasi. Lo aveva promesso ieri sera con una nota: “Sarò regolarmente in ufficio”. E così è stato. Esce dalla macchina al telefono, non risponde alle domande. “Ha appuntamenti al ministero fino a sera”, fa sapere il suo portavoce. Tra gli impegni della giornata ci sono le riunioni per l’organizzazione del Forum internazionale sul Pet Tourism di maggio a Roma e la preparazione in vista del convegno di Assomarinas, domani alle 15.
Santanché al ministero con mezz’ora di ritardo: rifiuta di rispondere ai giornalisti

Conte: “Meloni non riesce a far dimettere Santanchè. Indecoroso”
“Doveva essere il ponte dell’Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles… e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua ministra e compagnia di partito Santanché. Che situazione indecorosa per le istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l’imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier”. Così su Facebook il presidente del M5S, Giuseppe Conte. “Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato, ora la presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente! Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che ‘Fratelli’ d’Italia”, conclude Conte.


Renzi: “Meloni non riesce a farsi ascoltare da Santanchè, dove è la sua forza?”
Continua il leader di Iv Matteo Renzi a MattinoCinque: “Ho l’impressione che nel governo sia iniziata la resa dei conti e sono preoccupato che il presidente del Consiglio non riesca a farsi ascoltare dalla sua ministra e, siccome faccio il tifo per l’Italia, come si fa a credere sia forte se non riesce a farsi ascoltare”, dice commentando la richiesta di dimissioni avanzate da Meloni nei confronti di Santanchè. Renzi, che pure sottolinea di ritenere che la premier “abbia sbagliato e che avrebbe dovuto presentarsi in aula, spiega di provare “un po’ di umana simpatia” nei confronti di Meloni: “Ne perdi una e il giorno dopo tutti ti accoltellano alle spalle”.
Renzi: “Meloni ha perso il primo vero test ed è scoppiato un bel caos”
“Anziché votare nel merito del referendum, si è dato un giudizio sul presidente del Consiglio”. Così il leader di Italia viva, Matteo Renzia ‘Mattino Cinque’, su Canale 5, continua a commentare l’esito del voto e la sconfitta del sì. Alla domanda se Giorgia Meloni si riprenderà, l’ex premier risponde: “Questo non lo sappiamo. Lei ha detto ‘Non mi dimetto e rimarrò’, ma ha visto che quando un referendum viene bocciato dai cittadini, si rompe il giocattolino della presidente. Ha perso il primo vero, grande test ed è scoppiato un bel caos dentro il governo. Ho l’impressione che è iniziata la resa nei conti”. “Siccome faccio il tifo per l’Italia, come si fa a credere che la premier sia forte se non riesce a farsi ascoltare dai suoi?”, sottolinea Renzi con riferimento al caso Santanchè.
Depositata mozione di sfiducia contro Santanchè al Senato
“Abbiamo depositato la mozione di sfiducia contro Daniela Santanché e ne chiediamo la calendarizzazione urgente. Siamo stati i primi a farlo due anni fa, quando esplosero gli scandali che la riguardavano mentre Giorgia Meloni continuava incredibilmente a difenderla. Serviva evidentemente la sconfitta clamorosa al referendum per scaricare Santanchè – spiega il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini – Chiediamo a Fratelli d’Italia e alla maggioranza di essere successivi, dando seguito a ciò che la stessa meloni, con ritardo mostruoso, chiede. Santanchè deve lasciare la poltrona. Subito”.


Santanchè, dalla truffa Covid al falso in bilancio su Visibilia: tutte le inchieste aperte
L’ultimo guaio giudiziario per la ministra Daniela Santanché è diventato di dominio pubblico un mese e mezzo fa: indagata a Milano per bancarotta fraudolenta (anche) per il crac di Bioerala spa del gruppo del “biofood” fallita poi nel 2024 di cui la senatrice di Fratelli d’Italia è stata presidente fino al 2021. Un’ipotesi di accusa molto simile, difatti, a quella già contestata ancora molto prima alla “pitonessa”, e sempre nella stessa galassia del business dell’alimentazione biologica, per il fallimento di Ki group srl che la ministra, in veste di imprenditrice, ha presieduto dall’aprile 2019 al dicembre 2021. Ma oltre alle due inchieste per bancarotta, nel presente della senatrice piemontese – della quale oggi la premier Meloni ha detto di auspicare le dimissioni – ci sono già un processo in corso e un altro che rischia di aprirsi prossimamente.
Daniela Santanchè, dalla truffa Covid al falso in bilancio su Visibilia: tutte le inchieste aperte
di Ilaria Carrà


Meloni è una furia poi ferma Nordio inteso a dimettersi. Ipotesi Malagò al posto di Santanchè
Il giorno nero del melonismo si conclude con una nota di sfiducia pubblica a Daniela Santanchéatto estremo e improvvisato che la premier Giorgia Meloni fa seguire a un pomeriggio perso senza riuscire a ottenere il passo indietro della ministra. Già si ragiona a Palazzo Chigi sui possibili sostituti: al posto della titolare del ministero si ipotizza il nome di Giovanni Malagò.


Santanchè sotto assedio prova ancora a resistere: “Il mio caso è diverso”
Lunedì sera, mentre l’onda del no si abbatteva sul governo, Daniela Santanché era tranquilla, un passeggio col suo Dimitri per le vie di Milano. Abituata da trent’anni ai marosi della politica, anche a quelli più turbolenti e improvvisi, tutto si sarebbe aspettata, tranne questo. Di venire sacrificata dall’oggi al domani sull’altare del referendum. Di finire insomma a recitare la parte del capro espiatorio più pregiato, per una partita che Giorgia Melonie il grosso di FdI, non le hanno nemmeno fatto disputare. Te ne devi andare, oggi stesso, il messaggio che le viene recapitato.

