Lapierre: “A Bhopal la gente continua a morire”

Dominique Lapierre la sua rabbia la urla al telefono, pur se è su un autobus e aveva cominciato con il dire «non so se riuscirò a sentirla». Lo scrittore francese di Mezzanotte e cinque a Bhopal si accalora, non frena l’indignazione, le sue parole denunciano ancora l’orrore di 25 anni fa e di oggi e bollano come «un insulto» la sentenza del tribunale di primo grado. Non gli basta devovolvere tutti i proventi del libro alle vittime della tragedia, vuole giustizia e vuole che quanto accaduto a Bhopal non si ripeta altrove.

Dominique Lapierre in India

Dominique Lapierre in India

Si aspettava un verdetto diverso?

«Condivido la rabbia della gente di Bhopal, non si può dire alle vittime della peggiore catastrofe degli ultimi 25 anni che devono accontentarsi di una sentenza così mite. La condanna dei sette dirigenti indiani è ridicola, visto che sono stati comminati due anni di carcere a chi per risparmiare cento dollari per una valvola condannò a morte una città. È inaccettabile, poi, che il vero responsabile, l’ex presidente statunitense della Union Carbide, Warren Anderson, si goda tranquillo una lauta pensione nel suo Paese. Soprattutto, la sentenza non fa menzione di quanto ancora accade a Bhopal, non obbliga a una compensazione per le vittime e alla bonifica dell’area».

La multinazionale Union Carbide, nella città di Bhopal (Getty Images)

La multinazionale Union Carbide, nella città di Bhopal (Getty Images)

Lei è spesso a Bhopal, com’è la situazione ora?

«Quattro mesi fa ho voluto fare un esperimento e ho bevuto un solo bicchiere dell’unica acqua disponibile nella zona. Ho avuto immediatamente una grave dermatite, la gola ustionata come se avessi bevuto dell’acido e l’esofago danneggiato. Nessuno dice che le conseguenze dell’inquinamento da isocianato di metile sono paragonabili a quelle delle radiazioni atomiche, si sa che gli effetti si vedranno per anni, ma non si può ipotizzare quanto a lungo perdureranno. Con tutto ciò, la gente di Bhopal in tutto questo tempo è stata curata soltanto con l’aspirina, unico farmaco anche contro i tumori, che continuano a uccidere soprattutto i bambini. La clinica per le malattie della pelle, che ho finanziato grazie al mio libro, è l’unica struttura specializzata per le patologie connesse al disastro. Ogni giorno arrivano 300 persone, tutte affette da malattie connesse all’inquinamento del gas della Union Carbide».

Vittime della tragedia di Bhopal il 4 dicembre 1984 (Getty Images)

Vittime della tragedia di Bhopal il 4 dicembre 1984 (Getty Images)

Come è stato utilizzato l’indennizzo che la società statunitense pagò alcuni anni fa?

«Alle vittime non è arrivato nulla. Ai nuovi ospedali costruiti nella zona si accede soltanto pagando e la gente di Bhopal non se lo può permettere. Sono tutti degli eroi: ammalati, con i bambini in braccio, hanno già percorso per tre volte centinaia di chilometri per andare a protestare a Nuova Dehli e lo scorso febbraio il governo gli ha impedito anche di manifestare, per paura che la loro presenza facesse una cattiva impressione agli stranieri in città peri giochi del Commonwealth».

Sul recinto della Union Carbide dopo l'incidente vengono appesi teloni costantemente bagnati (Getty Images)

Sul recinto della Union Carbide dopo l’incidente vengono appesi teloni costantemente bagnati (Getty Images)

Cambierà qualcosa, ora, nel suo impegno per la gente di Bhopal?

«La sentenza non fa che confermare che c’è ancora molto da fare per chi vive nella zona. Il mio obiettivo è obbligare la Dow Chemical, ora proprietaria della Union Carbide, a bonificare l’area, a restituire alla gente di Bhopal la sua terra com’era prima dell’inquinamento. Non servirà a riportare in vita le migliaia di vittime, ma è indispensabile perché la gente non continui ad ammalarsi e morire. Lottare ancora non servire soltanto per la gente di Bhopal, ma perché tragedie come questa non succedano più. Dopo l’uscita del mio libro è stata bloccata la costruzione di quattro fabbriche simili in diverse nazioni del mondo, perché la gente si è ribellata e si è opposta ad avere come vicino un killer quale l’isocianato di metile».

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